Festival del fundraising 2009

Ebbene sì, a bocce ferme anch’io desidero partecipare alle riflessioni sulla seconda edizione del festival del fundrasing… Mi sono preparato, ho letto tutti i post e i commenti pubblicati da Valerio, Paolo, Francesco, l’altro Francesco, Virginia, Jacopo, Guya, Daniele, e tutti gli altri… sono stanzialmente d’accordo con quanto tutti hanno scritto (salvo un passaggio di Daniele sul quale ritorno in seguito) e dichiarato circa la bontà dell’iniziativa – onore al merito di chi l’ha pensata e di chi ha temerariamente contribuito a realizzarla – ma c’è qualcosa che non mi torna!?! Ci ho pensato, c’è un tarlo che mi rode, qualcosa che non mi convince in tutta questa festa. Ed allora ecco che la parte peggiore della mia padania provenienza, della mia essenza nordestina comincia a montare, la sento, parte dalla pancia e sale…. passa per il torace e si dirige verso la gola, fino a raggiungere quei pochi e disordinati neuroni che si agitano nel cervello …. inizia a farsi sentire un sentimento contrastato, quel misto tra felicità per aver potuto vivere una importante esperienza di vita, oltre che professionale, ma anche la pragmaticità dell’uomo di strada…. e l’occhio, in un impeto inconsapevole, quasi distratto… mi cade sulla pagina degli sponsor…. ed è fatta… ecco il pensiero: ma chi sono costoro? Questi sono quelli che non poco contribuiscono alla realizzazione di questo evento di cui – meritatamente e giustamente – tutti decantiamo le lodi, esprimiamo opinioni e elargiamo voti. Con la mia microscopica società di consulenza, fin dalla prima edizione ho aderito all’invito di Valerio di sostenere il festival attraverso una forma di sponsorizzazione, quella dello sponsor amico (1.000,00 €uro + IVA), che certo non è un granchè, ma mi sembrava giusto, corretto e soprattutto coerente fare la mia e la nostra parte per far crescere questo mondo. Mi sono chiesto se veramente questo sia un investimento di tipo commerciale, ma la risposta è stata che invece mi trovo davanti ad una di quelle forme ibride di sostegno (ricordate l’articolo uscito qualche tempo fa a firma di Melandri, Palmas e Accorroni relativamente alle donorizzazioni) che si fanno non per aumentare il fatturato, ma perché ci si crede, perché piace, per il gusto di esserci e se mi si chiedesse una donazione in luogo della sponsorizzazione, la farei lo stesso. Riflettendo ancora un po’ mi è venuto in mente che noi fundraiser, ma anche coloro che non lo sono, sappiamo quanto siano importanti le risorse economiche per poter realizzare e sviluppare le mission delle organizzaizoni e quanto la cultura dell’investimento sia indispensabile e necessaria per poter addivenire a qualche risultato, soprattutto quelli nel medio e lungo periodo, allora mi chiedo ma se questo festival è così importante ed irrinunciabile (lo penso sul serio, non è una battuta) ma perché i fundraisier e gli enti nonprofit ci investono così poco??? Eh sì cari miei… proprio poco! Tutto il santo giorno per tutti i giorni dell’anno andiamo in giro a dire che si deve investire per avere dei risultati: investire in comunicazione, investire in formazione, investire in tecnologia, investire nelle risorse umane, investire…. ma nel “nostro” festival che cosa e quanto investiamo? Nel nostro momento di maggiore esposizione mediatica del settore, in uno dei pochi momenti in cui si riesce a metter fuori la testa dalla quotidianità, ancora una volta dimostriamo scarsa propensione all’investimento… ma siamo pronti (e qui mi riferisco al post di Daniele pur senza alcuna voglia di polemica) a dare il voto agli sponsor, che sono gli unici che ci mettono dei quattrini, maledetti, ma indispensabili! Intravedo in questo atteggiamento il pericolo dell’auto-referenzialità, sempre in agguato dalle nostre parti. Se il festival c’è, oltre che all’indiscusso merito dei tanti che vi lavorano e vi si dedicano, è anche grazie a coloro che, pur con obiettivi diversi, ci investono delle risorse economiche. Lungi da me l’idea di fare il guastafeste, ma per esperienza e per deformazione professionale ho imparato che non basta dire le cose per farle accadere, bisogna anche metterci del proprio e a volte la buona volontà, il tempo e l’intelletto non è sufficiente, ci vogliono anche dei soldi. Spero davvero che nell’edizione 2010 ci sia anche una sezione dedicata alle organizzazioni nonprofit che sostengono il festival (a Mauro l’impegno di inventare qualcosa in proposito) perchè, dopo la partecipazione dei vertici ASSIF rispetto alla prima edizione, questo rappresenterebbe veramente una innovazione ed un segnale di crescita e partecipazione importante. Finisco: rammentate quando ai corsi di formazione si dice che se un donatore fa esperienza positiva del proprio gesto è poi pronto a rifarlo? Ecco, io dopo questo secondo festival mi sento così: pronto a sostenerlo ancora, con la passione, ma anche con qualche euro, nella speranza di essere un po’ meno solo nella brochure del FFR10. PS: un grazie speciale a Piero che con le sue parole e la sua attività dà senso al mio lavoro.

6 risposte a “Festival del fundraising 2009”

  1. Raffaele Picilli

    Ciao. Devo dire che aspettavo con curiosità un tuo commento e aspetto anche quello di Beppe Cacopardo.
    Sicuramente c’è molto da riflettere su quello che dici e credo che la migliore sede sarà quella del Comitato Scientifico.
    Rispetto ad una tua considerazione: “Spero davvero che nell’edizione 2010 ci sia anche una sezione dedicata alle organizzazioni nonprofit che sostengono il festival..ecc”,francamente non so quante non profit potrebbero aderire. Alcune delle grandi non hanno nemmeno partecipato.Un ruolo importante come “investitore” potrebbe averlo Assif.
    Sicuramente potrebbero aderire le grandi e medie società che offro servizi di fund raising.

  2. Non c’è due senza tre! | Valerio Melandri

    [...] Si è chiusa insieme a un mare di persone (oltre 400 presenti in sala) la seconda edizione del Festival del Fundraising. Ne parlano i blog dei fundraiser (Daniele Fusi, Paolo Ferrara, Francesco Quistelli, Ioana Fumagalli, Emma Ciceri, Alberto Ghione, Virginia Tarozzi, Natascia Astolfi, Raffaele Picilli, Luciano Zanin) [...]

  3. Daniele Fusi

    Ciao Luciano, finalmente un pò di dissenso! ;-) sai che non mi piace quando tutti concordiamo, non è divertente e soprattutto se non ci sono opinioni contrastanti credo sempre che a perirne sia la “sintesi” di hegeliana memoria :-)
    Venendo al punto, non penso però che le organizzazioni non investano nel festival… faccio solo 2 conti basati su quanto osservato quest’anno… ho visto organizzazioni presenti a castrocaro con 4 persone (350€ costo singolo X4 = 1400€) oppure altre che addirittura si sono presentati in 8, di cui 3 relatori (150€ X3 + 350 X5= 2200€) e ci sarebbero altri esempi… sono d’accordo che non sono cifre enormi e che infondo in cambio hanno ricevuto un servizio (cosa che per altro ricevono anche gli sponsor) però proprio a zero non stanno come investimento… altro punto: il fatto che gli sponsor siano “gli unici a metterci dei quattrini” (ponendo anche il caso che sia così) non credo che li renda immuni dalle critiche.
    Anzi, proprio perchè investono è il caso che facciano tesoro delle critiche e che magari alle prossime edizioni facciano qualcosa di diverso in modo da massimizzare il proprio investimento. A presto! :-)

  4. Jacopo

    Caro Luciano,
    il confronto con te e’ spesso e volentieri la conferma della teoria del “rapporto di minoranza”, quello del film “Minority report”, ma senza Tom Cruise… ;)
    Concordo con quanto tu proponi, mi sembra una cosa buona e giusta. Da pensare… ma buona e giusta.

    Per quanto mi riguarda, di COSPE siamo venuti in due e i 350 € + varie x2 ce li abbiamo messi di tasca nostra per non gravare sulla struttura. Uscendo dal personale, invece, ritengo che la struttura possa avere interesse ad investire sul Festival per la semplice ragione che, credo saremo concordi su questo, alcune sessioni ti cambiano veramente la giornata e non solo.

    Quindi, personalmente, proporrei a Mauro di raccogliere l’interesse delle ONP (anche e soprattutto di chi non ha partecipato) per proporre loro di investire per poter partecipare a sessioni, chiuse, con un certo relatore o ad una certa tavola rotonda, chiusa. E’ evidente che debba essere uno sponsoring diverso da quello di Postel o Cemit, ma semplicemente perche’ il target non e’ interessante per l’ONP (per quanto riguarda la stampa l’opinione pubblica, a riguardo, potrebbe essere anche contraria..).
    Grande Luciano, 9 INDISPENSABILE
    ;)

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  6. Sponsor, aziende. Parliamone! « Postel e il mondo Non Profit

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