Festival del Fund Raising 2009…ma chi investe?

io ci sono….. anche nel 2010.

Ebbene sì, a bocce ferme anch’io desidero partecipare alle riflessioni sulla seconda edizione del festival del fundrasing… Mi sono preparato, ho letto tutti i post e i commenti pubblicati da Valerio, Paolo, Francesco, l’altro Francesco, Virginia, Jacopo, Guya, Daniele, e tutti gli altri… sono stanzialmente d’accordo con quanto tutti hanno scritto (salvo un passaggio di Daniele sul quale ritorno in seguito) e dichiarato circa la bontà dell’iniziativa – onore al merito di chi l’ha pensata e di chi ha temerariamente contribuito a realizzarla – ma c’è qualcosa che non mi torna!?!

Ci ho pensato, c’è un tarlo che mi rode, qualcosa che non mi convince in tutta questa festa.

Ed allora ecco che la parte peggiore della mia padania provenienza, della mia essenza nordestina comincia a montare, la sento, parte dalla pancia e sale…. passa per il torace e si dirige verso la gola, fino a raggiungere quei pochi e disordinati neuroni che si agitano nel cervello …. inizia a farsi sentire un sentimento contrastato, quel misto tra felicità per aver potuto vivere una importante esperienza di vita, oltre che professionale, ma anche la pragmaticità dell’uomo di strada…. e l’occhio, in un impeto inconsapevole, quasi distratto… mi cade sulla pagina degli sponsor…. ed è fatta… ecco il pensiero: ma chi sono costoro?

Questi sono quelli che non poco contribuiscono alla realizzazione di questo evento di cui – meritatamente e giustamente – tutti decantiamo le lodi, esprimiamo opinioni e elargiamo voti.

Con la mia microscopica società di consulenza, fin dalla prima edizione ho aderito all’invito di Valerio di sostenere il festival attraverso una forma di sponsorizzazione, quella dello sponsor amico (1.000,00 €uro + IVA), che certo non è un granchè, ma mi sembrava giusto, corretto e soprattutto coerente fare la mia e la nostra parte per far crescere questo mondo.

Mi sono chiesto se veramente questo sia un investimento di tipo commerciale, ma la risposta è stata che invece mi trovo davanti ad una di quelle forme ibride di sostegno (ricordate l’articolo uscito qualche tempo fa a firma di Melandri, Palmas e Accorroni relativamente alle donorizzazioni) che si fanno non per aumentare il fatturato, ma perché ci si crede, perché piace, per il gusto di esserci e se mi si chiedesse una donazione in luogo della sponsorizzazione, la farei lo stesso.

Riflettendo ancora un po’ mi è venuto in mente che noi fundraiser, ma anche coloro che non lo sono, sappiamo quanto siano importanti le risorse economiche per poter realizzare e sviluppare le mission delle organizzaizoni e quanto la cultura dell’investimento sia indispensabile e necessaria per poter addivenire a qualche risultato, soprattutto quelli nel medio e lungo periodo, allora mi chiedo ma se questo festival è così importante ed irrinunciabile (lo penso sul serio, non è una battuta) ma perché i fundraisier e gli enti nonprofit ci investono così poco???

Eh sì cari miei… proprio poco!

Tutto il santo giorno per tutti i giorni dell’anno andiamo in giro a dire che si deve investire per avere dei risultati: investire in comunicazione, investire in formazione, investire in tecnologia, investire nelle risorse umane, investire…. ma nel “nostro” festival che cosa e quanto investiamo? Nel nostro momento di maggiore esposizione mediatica del settore, in uno dei pochi momenti in cui si riesce a metter fuori la testa dalla quotidianità, ancora una volta dimostriamo scarsa propensione all’investimento… ma siamo pronti (e qui mi riferisco al post di Daniele pur senza alcuna voglia di polemica) a dare il voto agli sponsor, che sono gli unici che ci mettono dei quattrini, maledetti, ma indispensabili!

Intravedo in questo atteggiamento il pericolo dell’auto-referenzialità, sempre in agguato dalle nostre parti. Se il festival c’è, oltre che all’indiscusso merito dei tanti che vi lavorano e vi si dedicano, è anche grazie a coloro che, pur con obiettivi diversi, ci investono delle risorse economiche.

Lungi da me l’idea di fare il guastafeste, ma per esperienza e per deformazione professionale ho imparato che non basta dire le cose per farle accadere, bisogna anche metterci del proprio e a volte la buona volontà, il tempo e l’intelletto non è sufficiente, ci vogliono anche dei soldi.

Spero davvero che nell’edizione 2010 ci sia anche una sezione dedicata alle organizzazioni nonprofit che sostengono il festival (a Mauro l’impegno di inventare qualcosa in proposito) perchè, dopo la partecipazione dei vertici ASSIF rispetto alla prima edizione, questo rappresenterebbe veramente una innovazione ed un segnale di crescita e partecipazione importante.

Finisco: rammentate quando ai corsi di formazione si dice che se un donatore fa esperienza positiva del proprio gesto è poi pronto a rifarlo? Ecco, io dopo questo secondo festival mi sento così: pronto a sostenerlo ancora, con la passione, ma anche con qualche euro, nella speranza di essere un po’ meno solo nella brochure del FFR10.

PS: un grazie speciale a Piero che con le sue parole e la sua attività dà senso al mio lavoro.


Fund raising in strada a Pisogne (BS)

Comunicare, comunicare, comunicare…..

L’ultima iniziativa della Fondazione Santa Maria della Neve onlus (www.rsapisogne.net), con la quale ho il piacere di collaborare fruttuosamente oramai da qualche anno, è proprio “fund raising in strada style”….
Come vedete sul mezzo adibito al trasporto dei “nonni” da casa al centro diurno, o dal  struttura residenziale a qualche ambulatorio o ospedale, sono state apposte lateralmente delle fasce che riportano il progetto per il quale stiamo facendo raccolta fondi: l’Hospice Santa Maria della Neve (www.hospicesantamariadellaneve.it), una struttura residenziale per malati terminali che dovrà servire una comunità di circa 230.000 persone che al momento ne è sfornita.
Sono doppiamente contento perché in realtà l’idea non è venuta a noi “professionisti”, ma al direttore della struttura il quale ha ben compreso che cosa significa fare fund raising sul serio!
Ovviamente a chi avvista il furgone e lo segnala a questo blog (ci vuole anche la prova fotografica) verrà riservata l’opportunità di fare una donazione esclusiva per la realizzazione dell’hospice ed essere quindi così un po’ più felice.

Alla prossima.


Il fundraising non basta più…

Alcune riflessioni da condividere…

Salve, vi segnalo un articolo uscito nel numero di gennaio di Terzo Settore. L’articolo pubblicato assieme a Valerio Melandri, contiene alcune riflessioni sulle potenzialità e sulle criticità delle aziende non profit medie e piccole nel nostro Paese, sia dal punto di vista del fund raising che dello sviluppo del proprio core business.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
Lo potete scaricare direttamente da qui.

Aspetto le vostre riflessioni e i vostri commenti. Grazie.

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Una giornata in PricewaterhouseCoopers…

Una opportunità per confrontarsi con i consulenti delle aziende profit…

Ciao, buon anno a tutti. Lo so sono stato un pochino assente, ma c’è anche bisogno di disintossicarsi, dal lavoro e dal … fund raising. Vorrei parlarVi di una esperienza particolare, vissuta con un gruppo di persone, per me speciali. Nel dicembre scorso sono stato invitato a partecipare ad uno “staff day” dalla PricewaterhouseCoopers di Padova…. Non so se la conoscete, è una società di consulenza che opera in 149 paesi nel mondo (www.pwc.com). Il tema della giornata era: coraggio e fiducia: superare le crisi con la sostenibilità. Che giornata! Una intera mattinata passata a discutere di Corporate Social Responsability , di bilancio sociale, di sostenibilità e il pomeriggio invece a ragionare di fund raising, partnership profit/nonprofit con la chicca finale del business game: provare ad immaginare ed ideare 5 partnership, e definirne i progetti, tra cinque aziende profit loro clienti e 5 ambiti/organizzazioni non profit. Esperienza entusiasmante, impegno, idee, voglia di provarci, sperimentazione, un po’ di fantasia, un pizzico di sana incoscienza e tanto divertimento, hanno prodotto cinque ottime idee. Grazie ai 35 partecipanti, tutti consulenti della PricewaterhouseCoopers (giovanissimi!) per la partecipazione e l’apporto di energia positiva. Finale a sorpresa con la proiezione delle foto scattate durante la giornata da un collega fotografo che per tutto il tempo non ha fatto altro che immortalarci in curiosi e simpatici atteggiamenti. Sarebbe auspicabile che una simile esperienza fosse possibile anche nelle organizzaizoni nonprofit, sono sicuro che ne deriverebbero indubbi benefici. Alla prossima.

Silvio, il capo.Paola e Lauraio...i consulentisempre iola creatività in azionesuggestioni


Fund raising per tutti

La pubblica amministrazione e il fund raising:

un convegno a Vicenza


Sono stato invitato a partecipare al convegno “I Comuni di fronte alla crisi: quali strumenti per nuove risposte?”, organizzato dalla Fondazione Giacomo Rumor di Vicenza per giovedì 13 novembre, presso il Centro Produttività Veneto di via Fermi.

L’incontro, che durerà l’intero pomeriggio - dalle 14.30 alle 18.00 -, sarà una interessante occasione per approfondire i temi delle dinamiche tra città e territorio in una fase di crisi economica, della responsabilità sociale di una pubblica amministrazione e dell’importanza dell’attivazione di metodologie operative ispirate alla partecipazione, alla trasparenza, all’innovazione e alla qualità per integrare la vita e le eccellenze del territorio nella pubblica amministrazione, con benefici reciproci.

Il mio intervento analizzerà sulle possibilità e potenzialità di trovare risorse alternative ed integrative ed in particolare sulla necessità di elaborare delle strategie per le pubbliche amministrazioni per attivare nuove relazioni sul territorio, finalizzandole al reperimento di risorse umane, finanziarie ed economiche.

Sembra che anche la Pubblica Amministrazione cominci ad interessarsi in modo massiccio alle tematiche del fund raising. Per chi vuole saperne di più allego il programma del convegno e il modulo di adesione.

programma-convegno-131108

mod-adesione


Le aziende sanitarie venete e il fund raising

Metti un pomeriggio a parlar di fund raising in sanità….

.…a Vicenza.

Eh sì, era il 18 settembre, di pomeriggio, quando si è svolto questo incontro nella sede di CUOA Sanità, società consortile a responsabilità limitata con capitale pubblico e privato di cui fanno parte ben 17 aziende sanitarie venete, le due aziende ospedaliere di Padova e Verona e la Fondazione CUOA di Vicenza.

Nell’ambito del  Network delle direzioni strategiche delle Aziende Sanitarie è stato inserito, per merito del coraggioso direttore Valerio Vergadoro, un incontro per parlare di fund raising in sanità. Interessante esperienza, che ha visto la presenza di una quarantina di dirigenti delle aziende sanitarie venete con i quali ci siamo confrontati. Sì dico “ci siamo” perché non ero solo, a darmi man forte c’erano due valorose colleghe:  Guya ed Elisabetta che potete vedere in azione nelle foto allegate a questo post.

Un grazie a Valerio Vergadoro ed alle sue preziose collaboratrici per questa ulteriore opportunità di discutere di fund raising ad altissimi livelli.

Alla prossima…


Le best practices aiutano?

fonte:theurbaneye.splinder.com

fonte: theurbaneye.splinder.com

I “giapponesi” del fund raising

Scusate l’assenza, ma sembra che il mondo sia ripreso ai primi di settembre.
Torno con una riflessione che prende spunto da alcune esperienze fatte con volontari di piccole organizzazioni non profit che si stanno misurando con attività di fund raising.
Il problema è sempre lo stesso: da dove si comincia a fare fund raising? Dopo la formazione di base, necessaria ed irrinunciabile, dopo aver contattato un consulente che a titolo gratuito o retribuito inizia una collaborazione, arriva il momento di iniziare. E’ su questo punto che vorrei focalizzare questo mio breve intervento: il momento in cui la persona che per l’organizzazione si attiva per fare fund raising abbia la necessaria consapevolezza che lo può fare.
Come spesso accade, a queste persone durante i corsi, o durante le visite nei blog o nei siti delle più importanti organizzaizoni italiane e straniere, vengono presentati i casi di eccellenza, le best practices, i casi di successo, e con ragione spesso si esorta ad imitarli, o quanto meno ad imparare dalle esperienze altrui. A me è successo che a questo punto la reazione sia tutt’altro che scontata.
Vedendo la capacità e la bravura di alcune organizzazione, si innesta nel principiate volontario fundraiser una sorta di sfiducia, declamata con frasi del tipo: “ma noi non siamo all’altezza”, oppure “ bello, ma queste cose le possono fare solo le grandi organizzazioni”, o ancora “non ne sarò mai capace, è troppo complicato, troppo difficile”. Come fare quindi a far crescere la consapevolezza che invece è possibile fare fund raising “bene” anche per organizzazione che hanno strumenti e mezzi limitati?
La mia esperienza mi suggerisce che l’accompagnamento all’attività, anche semplice, ma sistematica, è la risposta. Spesso queste organizzazioni agiscono in territori limitati, dove la relazione fiduciaria, anche personale,  che si crea con il donatore prende il naturale sopravvento rispetto allo strumento di fund raising che si decide di adottare.
Queste persone prendono fiducia, si nutrono della loro stessa attività per accrescere la propria autostima e per coinvolgere in un circuito virtuoso che si autoalimenta, altre persone dell’organizzazione. Ancora una volta il fund raising dimostra che prima di essere “affare di denaro” è “affare di persone” e che solo da loro dipende il risultato positivo o negativo dell’attività.
Il ruolo del fund raising acquisisce un valore in più: non solo professionista capace ed in grado di elaborare strategie e passare conoscenza di tecniche, ma anche persona che riesce a comprendere altre persone, a stimolarle, a guidarle, con obiettività e spirito critico, ma anche con comprensione e pazienza, verso gli obiettivi della stessa ONP.
MINIATURIZZARE IL METODO, rendendolo compatibile con le dimensioni dell’organizzazione e sostenibile dalla stessa, senza snaturarlo e senza fargli perdere di significato, senza relegarlo a semplice tecnica sporadica, ma conservando tutte le potenzialità di un sistema di fund raising.
Questa è la sfida per ampliare il numero di organizzazioni nonprofit che attuino un fund raising etico, sistematico, metodologico in grado di sostenere lo sviluppo della propria mission.
Laddove le persone hanno sperimentato il metodo ed hanno verificato che funziona, i risultati sono arrivati, e non solo come quantità di denaro raccolto, ma in termini di cambiamento positivo per tutta l’organizzazione in tutti le sue componenti.
Così il fund raising cresce ed accresce la sua funzione di strumento al servizio del nonprofit e quando questo accade, anche io sento di aver fatto correttamente la mia parte.


Ma quanto guadagna un fund raiser?

perchè non se ne parla?

Eh sì, sono sicuro che molti di noi se lo sono chiesto più volte. E non solo quanto guadagna, ma quali sono le tariffe…… quale compenso si chiede per una consulenza …. quanto vale la nostra attività ….. la nostra professionalità.
Credo di aver posto innumerevoli volte queste domande a colleghi, compagni di corsi di formazione, relatori, alla stessa ASSIF…. E la risposta?  Sempre uguale: DIPENDE!!!
Va bene …. ma da cosa? Da chi? Perché?
Sempre la stessa risposta, anzi, sempre la stessa NON-RISPOSTA.
Ma noi non siamo quelli che richiedono e incitano alla trasparenza, non abbiamo forse fatto (giustamente) della rendicontazione uno dei pilastri della costruzione della relazione di fiducia con il donatore (che nel nostro caso potrebbe essere rappresentato  dal committente o dal cliente).
E’ mai possibile che non si riesca a stabilire, concordare, fissare, non dico una tabella tariffaria, ma almeno una indicazione di quanto possa “oggettivamente” valere la nostra professionalità, dando per acquisito che il compenso a percentuale sia bandito dalle forme di pagamento.
Mah … di fronte a queste domande molto spesso ho avvertito quasi un fastidio da parte degli interlocutori, a volte perfino un disagio nel comunicare quali fossero le parcelle, i compensi richiesti per i progetti, per una consulenza, per una campagna di fund raising locale o nazionale, ecc.; in fin dei conti nel momento in cui ci si appresta a stilare budget sulle attività di fund raising il compenso del fundraiser non deve forse essere conteggiato assieme agli altri investimenti?
E per chi si appresta a intraprendere la professione, non sarebbe forse utile sapere se ci può campare e se il reddito (presunto) che si può aspettare è tale da consentire di raggiungere le proprie aspettative? E’ vero, lo so che nessuno può garantire livelli di reddito o listini da applicare, ma da questo a non dare alcuna indicazione mi pare ne passi….. a volte sembra che abbiamo la paura di esporsi, di compromettersi, di far sapere…..
Ebbene, non per velleità e nemmeno per pupolismo, ma invece per cercare di dare un contributo a questa discussione e quanti vorranno parteciparvi, ho deciso di pubblicare la mia dichiarazione dei redditi dello scorso anno (quella attuale è in fase di elaborazione e non appena pronta sarà pubblicata).
E’ la dichiarazione dei redditi di un fundraiser in strada, un anno di lavoro fatto di consulenze e di incontri di formazione da un professionista con 25 anni di esperienza nel settore nonprofit di cui 10 nello specifico settore del fund raising, questo solo per dare un minimo di contesto.
Se la rendicontazione e la trasparenza sono valori che condividiamo, beh in qualche modo bisognerà pure dimostrarlo no?


Commentate gente, commentate….
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Il festival impazza

Son passati quindici giorni ma….

Sono passati già molti giorni, quasi quindici, ma i fundraiser che hanno vissuto l’esperienza di Castrocaro non riescono a riabituarsi alla vita normale. Eccoli, cinque fundraiser e il loro manager (quello a destra con occhiali e cellulare) che a Castrocaro, in un momento di evidente confusione mentale, intonano canzoni da Festival….. canoro.

Coraggio giovani fundraiser, il Festival è finito, è ora di tornare alla dura realtà, è ora di ricominciare a cambiare il mondo.


Fund Raising da… elementari

e se li abituassimo da piccoli . . .

Eh sì, dopo il festival del Fund Raising si ricomincia con il lavoro, più carichi di prima. Vorrei segnalare questa simpatica iniziativa svolta con gli alunni delle classi prime elementari dei miei figli. Non so quanti di voi abbiano bambini, ma la carenza di materiali didattici e di consumo è cronica. Che fare allora? Beh noi abbiamo pensato che le tecniche apprese in svariati corsi di formazione sul fund raising potevano tornare utili e così abbiamo organizzato questa campagna di fund raising, solo che in luogo dei denari abbiamo raccolto materiali.

Il risultato: entusiasmante, in un mese abbiamo raccolto materiali sufficienti per coprire tutto l’anno. Come vedete gli elementi ci sono tutti: i donatori, i beneficiari, la giusta causa, la sollecitazione, lo sponsor e il modo di partecipazione dei donatori, attuato scrivendo un bigliettino avente per tema la propria classe, in più se questi pargoli di provincia imparano anche a fare delle piccole, ma significative, donazioni e ad occuparsi di solidarietà (se pur di classe) fin da bambini, forse avremo nel futuro qualche donatore in più. Non è forse vero che donare è anche una buona abitudine…

Commentate gente, commentate…

i biglietti dei bambini